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Il 1848 in Europa

La scuola di Barbizon

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Schedario

Il piano urbanistico Scienza del restauro La pittura sociale La scuola di Barbizon Nascita della fotografia

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LA SCUOLA DI BARBIZON

La rivoluzione nell’urbanistica della città voluta da Napoleone III e realizzata da Eugène Haussmann trasformò profondamente la vita della città e di molti artisti: Parigi era diventata una città caotica, rumorosa, gli spazi erano enormi e non c’erano più quegli angoli caratteristici che ispiravano gli artisti del tempo. Parigi era ormai invivibile.

Proprio per questo un gruppo di pittori, capeggiati da Rousseau, si riunì a Barbizon, un villaggio a sud-est della città, vicino al bosco di Fontainebleau. Il loro proposito principale era quello di immergersi completamente nella natura, lavorare a diretto contatto con essa, lontano dai rumori assordanti di Parigi e rinnovare la pittura di paesaggio. Solo l’isolamento nella foresta e lo studio assiduo dei suoi mutevoli aspetti potevano essere il miglior modo per cogliere le inesauribili ricchezze della natura.

I maggiori rappresentanti della Scuola di Barbizon furono Corot, Rousseau e Daubigny

 

 

 

 

Jean-Baptiste-Camille COROT

( Parigi 1796 –  Parigi 1875)

Jean-Baptiste-Camille Corot è considerato il capofila della scuola moderna di paesaggio e il precursore della Scuola di Barbizon.

Nei primi decenni dell’800 le tendenze paesaggistiche denotavano la volontà di elaborare un modo nuovo di ritrarre la natura, ponendo maggiore attenzione ai suoi aspetti mutevoli e immergendosi in essa con una predisposizione d’animo assolutamente inedita. cavalcorot.JPG (255260 byte)
Camille Corot, Cavaliere nel bosco, 1850, tela, Londra, National gallery

A Parigi venne allestito una mostra dedicata alla pittura di paesaggio inglese che colpì profondamente Corot e tutti i rappresentanti della scuola di Barbizon. Questo artista viaggiò molto e arrivò per ben tre volte in Italia, realizzando centinaia di dipinti e disegni a soggetto paesaggistico.

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Jean Baptiste Corot, La cattedrale di Chartres, 1830, olio su tela, Parigi Museo del Louvre
La concezione paesaggistica di Corot è ben visibile nell’opera "la cattedrale di Chartres". La scelta del soggetto, cioè una cattedrale gotica, si allinea alla tendenza del periodo di appassionarsi della storia e dell’arte medievale, seguendo le tendenze romantiche sviluppatesi in Europa.

Colpisce la particolarità dell’inquadratura, fuori dagli schemi classici. Corot, infatti, non frequentò alcuna accademia, ma si formò lentamente da solo, la sua personalità si manifestò libera e originale, lontano da qualsiasi scuola o corrente, schiva da ogni polemica estetica.

 

 

Théodore ROUSSEAU

(Parigi 1812 – Barbizon 1867)

È considerato il caposcuola del gruppo di Barbizon, artista estremamente rivoluzionario, rifiutò la concezione classica del paesaggio.

Le sue tele, di dimensioni notevoli, vennero mal considerate e giudicate dagli ambienti accademici che concepivano la pittura del paesaggio solo come abbozzo. alberdaum.JPG (458868 byte)
Théodore Rousseau, Un albero nella foresta di Fontainebleau, 1840, tela, Londra Victoria and Albert Museum

La sua visione, che si discostava anche da quella di Corot, esaltava il sentimento realistico ed era connotata da intenti sociali. L’abbandono della città e il rifugio nella natura significavano il rifiuto della società stessa.

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Théodore Rousseau, Lo stagno, 1835, tavola, Parigi Museo del Louvre
Nello "Stagno" il paesaggio, composto da macchie di colore dalla luminosità variabile, è rappresentato indagando dal vero ogni piccolo particolare.

 

Charles-François DAUBIGNY

(Parigi 1817 – Parigi 1878)

Pur facendo parte della Scuola di Barbizon, non rifiutò mai completamente il mondo cittadino, visse infatti i suoi soggiorni a Fontainebleau come momenti di evasione e di riposo da un’intensa attività in campo editoriale svolta a Parigi.

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Charles François Daubigny, La mietitura, 1851, olio su tela, Parigi Museo d'Orsay
Come dimostrò nell’opera "La mietitura" egli non abbracciò gli aspetti più solenni e maestosi del paesaggio, ma quelli più semplici, umili e intimi.

  La sua pittura, poco densa, composta da pennellate di colori chiari, luminosi e limpidi è considerata l’origine dell’Impressionismo.